L’ACUSTICA PERFETTA (Daria Bignardi)

lacustica-perfetta-bignardiPuò un matrimonio trovare la sua acustica perfetta? Quella situazione ideale in cui la vita trova quella precisa armonia di parti, di esistenze, che portano a quel “per tutta la vita” tanto decantato? Può esistere o proprio perchè è una situazione ideale è per questo irraggiungibile?

Non so se a qualcuno di voi è mai capitato un musicista tra le mani. Loro, come Arno, sono esseri umani interamente fatti di musica, quello è il loro mondo, il loro sfogo, la loro maniera d’essere. Pensate poi un musicista che entra alla scala che razza di impegni può avere, soprattutto poi se la musica è tacitamente la sua vita. Non si tratta di bene o male, di buono o cattivo, lui e sua moglie, Sara, vivono ormai su pianeti diversi, troppo distanti, forse…

Dal suo mondo parallelo fatto di musica Arno non potrà mai vedere lei per quello che è realmente, Sara sarà sempre destinata ad una vita di solitudine a casa coi tre figli. Sara verrà travolta dalla sua vita interiore, dal suo passato e ormai infelice, alla ricerca di un nuovo amore  si allontanerà dai figli per i quali aveva vissuto e dal marito… rimasto solo.
Arno giura a se stesso che lui c’è sempre stato, che lui non è mai stato il marito e la persona che Sara lo accusa di essere… o forse, si? Inizia la ricerca di Sara, Arno finalmente si interessa al passato di una moglie che gli era praticamente sconosciuta. La ragazzina conosciuta a sedici anni della quale si era perdutamente innamorato, che poi aveva perso a causa dell’estate terminata. Il sogno rimasto ne cassetto, i tratti di lei ricercati in ogni donna successiva…e poi finalmente vederla per caso alla stazione. Poteva giurare che quella donna era la sua intera vita, la sua casa e la sua unica fonte di felicità. Ma quanto davvero sa Arno di sua moglie?

Cosa ne penso io?
Questo libro non ha un titolo che capita per caso in questo momento della mia vita. Sapevo che dovevo leggerlo ora e adesso. La trama non è qualcosa di assolutamente mai visto, è un po’ la solita storia della famiglia che si spezza e qualcuno rimane sotto le macerie. L’aspetto che ho trovato davvero unico nel libro è la rinascita di entrambi i personaggi principali, la ricostruzione dalle ceneri, l’ammissione delle proprie non tanto colpe ma responsabilità. Perché non si può più parlare di giusto o sbagliato, ma di quel qualcosa nel mezzo, che io avverto come maturità. Ho adorato la maturazione del personaggio di Arno all’interno del libro, una di quelle maturazioni che da grande vorrei avere anche io. Una persona che, come poche, riesce ad ammettere i propri limiti e a riconoscere con onestà qual è il vero scopo della propria vita.

A chi lo consiglio?
A quelle persone estremamente convinte e barricate dietro le loro folli e assolute ragioni. A tutte quelle persone cieche che non riescono ad ammettere i propri errori e non si sanno mettere in gioco, per imparare magari a rivalutarsi e a rivalutare.

Il suo voto?
Libro abbastanza scorrevole, non per gli amanti del discorso diretto, perché infatti non è caratterizzato da dialoghi quanto dagli sfasi interiori e dai pensieri del protagonista. Intenso da metà libro in poi, inizialmente l’ho trovato un po’ fiacco.

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