MIELE (IAN McEWAN)

Miele di Ian McEwan è stato uno dei parti più lunghi della mia carriera di lettrice. Dovevo comprendere se questo scrittore avesse qualcosa da trasmettermi oppure no. Così mi sono concessa una pausa da altri romanzi, e mi sono concentrata su Miele. Cosa ne penso?

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2012 – Einaudi
Supercoralli
pp. 368
€ 20,00
ISBN 9788806214050

 

 

TRAMA

(estratto da Einaudi.it):

Per Serena Frome, bella figlia di un vescovo anglicano, l’avventura sta tutta nei romanzi che divora uno dopo l’altro per sfuggire alla noia. Ma quando l’agenzia d’intelligence britannica MI5 la ingaggia come spia al servizio della guerra fredda, per lei il rischio e la passione si trasferiscono dalla carta alla vita. «Miele» è il nome in codice dell’operazione cui deve prendere parte, Tom Haley quello del romanziere che ha il compito di adescare. Dovrà avvicinarlo, coprirlo di quattrini e segretamente assoldarlo alla causa dell’Occidente. Dovrà batterlo sul suo stesso terreno, quello della finzione. Non tradirsi. Non fidarsi.
Il come va a finire sono ‘azzi vostri. 🙂 (questo ce l’ho aggiunto io)

COSA NE PENSO IO?

Per questo libro credo serva una premessa dovuta. Il giudizio di questo romanzo dipente tutto dallo spirito con cui vi avvicinate alla lettura. Se cercate una perfetta spy story cambiate titolo – e attenzione ho detto titolo non autore – perchè questa non è una spy story soddisfacente. Se sperate che il titolo Miele e le implicazioni amorose della protagonista vi facciano sognare, evitate perchè questo non è una gran love story, anzi a dirla tutta alcuni pensieri ed eventi sono oggettivamente opinabili.

E quindi che cos’è?

Per rispondere a questa domanda bisogna analizzare il romanzo nel suo complesso. Quando una neofita di spionaggio come me incontra McEwan, la prima cosa che capisce è che l’autore non è uno scemo. Quando pensa alle sue storie, non decide solo il chi e il cosa, ma decide soprattutto il quando e il dove. Le sue trame sono strettamente legate alla vera storia di luoghi e periodi; per questo arrivati neanche a pagina 6 vi sentite dei perfetti ignoranti – se consideriamo il fatto che io in storia avevo il 4 accademico viene da sè il motivo – e vi bloccate. O meglio avete due scelte: o saltate a piè pari tonnellate di pagine di inquadramento storico e socio-culturale, o rallentate drasticamente la lettura.
Io ho scelto di rallentare, anche perchè nei primi capitoli – quasi il McEwan volesse mandare un segnale – la protagonista descrive se stessa nello stesso modo, come una lettrice vorace di storie, di fatti, dalla lettura veloce,e frenata improvvisamente da quacuno – Tony ndr – e obbligata a soffermarsi sulle cose, sui particolari, a trattenere qualcosa da tutto quello che legge.

Oddio, ho pur sempre saltato un mucchio di pagine, ma il punto è che Ian McEwan è un autore “ragionato”, cioè non scrive bestseller che vengono venduti sull’onda emotiva, per lo meno per me. Non ti affidi ad una storia potente che ti trascina sull’onda delle emozioni, o meglio, lo fa anch’essa ma a suo personalissimo modo. In Miele la spystory è in pieno svolgimento eppure rimane sullo sfondo, e così come la storia d’amore di Serena, anzi le storie, niente raggiunge mai il picco, il climax di emozione che solitamente fa pendere il mio ago della bilancia per il “bello” o per il “ciofeca”. Al contrario di quanto si potrebbe evincere da questa presentazione, per me è stato tutt’altro che insipido e inconcludente.

Ho letto commenti di lettori che considerano questo lavoro come non degno, e posso capirli, sicuramente erano abituati a intrighi ben più geniali, ma per me che di spionaggio non capisco nulla è risultato piacevole, lo considero come una “propedeutica alla spystory”, e addirittura alla lettura in generale. Sono certa che abbia scritto capolavori ben più solidi ma io ho apprezzato questo romanzo come primo assaggio di questo autore, che è e rimane un perfetto equilibrio anche stilistico. Dosa le parole e le descrizioni con maestria, e ha uno stile che non è particolare ma allo stesso tempo neanche noioso, è puntuale e preciso. E’ il suo bello, non è ne carne nè pesce, ne intrigo nè romanzo rosa, nè troppo carico nè troppo spento.

E’ stato un ottimo spunto di riflessione: se nessun elemento del romanzo prevale, che cosa fa il romanzo? Se non sono le descrizioni, o i dialoghi a farla da padroni, se non ci sono personaggi che spiccano su altri, se non c’è una trama da perdifiato, cosa fa di “Miele” un buon romanzo? Ritengo sia il tutto. E questo tutto è stato fondamentale per una lettrice vorace ma superficialotta come me, per capire che non si riduce tutto ad un buon finale, ad una trama confortante, ma che a volte il significato non è eclatante e devi soffermarti sui dettagli per trovarlo.

A CHI LO CONSIGLIO:

Come si sarà capito fossi un appassionato di thriller e spionaggio lascerei correre, come eviterei la sofferenza ai romanticoni, lo consiglio a chi come me si serve della lettura spesso e volentieri come uno svago, un evasione dalla realtà, e che spesso si lamenta delle trame sempre uguali, e del poco pathos. Forse anche loro potranno capire come ho capito io che a volte il piacere della lettura è anche il guardare da un altra prospettiva la realtà invece che fuggirla.

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3 pensieri su “MIELE (IAN McEWAN)

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