LA FORTEZZA (Jennifer Egan)

Dopo mesi di digiuno letterario mi sono fatta consigliare dalla mia libraia del cuore su un’autrice contemporanea fresca di Pulitzer, dato che non avevo mai letto nulla di un vincitore di quel premio. Com’è andata?

Egan - La fortezza

Sapete quando entrate in libreria per comprare un tascabile da meno di otto euro e uscite con cinquanta euro di titoli? Sono le ormai ahime sempre meno rare occasioni in cui mi faccio trascinare dall’entusiasmo delle mie libraie del cuore. E ne approfitto per un inciso: non esiste la libreria migliore al mondo, esiste chi ci lavora con passione e che riesce a farti emozionare ad attirarti verso le storie giuste, giuste per te. Non vagate da soli, lasciatevi conoscere, lasciatevi consigliare, discutete e chiedete. Loro sono li per quello.

Bene, Jennifer Egan mi è capitata tra le mani in una di queste chiacchiere da scaffale tra me e le dipendenti della mia libreria del cuore. Non avevo mai letto nulla di nessuno scrittore che avesse mai vinto un premio Pulitzer, e così mi hanno direzionata su “la Fortezza”. Non è il titolo con il quale ha vinto il premio (“Il tempo è un bastardo” sarà il prossimo che leggerò) ma era uno degli ultimi usciti e sembrava un pelo più leggero. Non era il mio genere – ndr. ghost story e faccende – ma ho deciso di provare incuriosita dal commento di Francesca, una delle ragazze

” Lei sa scrivere. Non è una questione di genere, che può piacere come no, ma lei sa scrivere bene”

Anche io so scrivere bene ho pensato, ecco forse non ho mai vinto un Pulitzer, ma sembrava una frase così generale detta da una lettrice accanita quanto me, che ho deciso di comprarlo anche per il gusto di smentirla nel caso non l’avessi considerato vero. E come sempre quando faccio la spaccona poi mi prendo una legnata sui denti.

Questa qui sa scrivere, ma scrivere bene eh…

Allora la trama è strana, il genere non di mio gradimento, per cui devo ammettere di avere arrancato per almeno il primo quarto con sofferenza. Castelli, torture, corridoi, armature, uhm… Non mi entusiasmano di solito. Eppure ho continuato a leggere e non mi sono più fermata. Come posso descriverla senza rovinarvi la lettura? Lei è un master. Avete presente i giochi di ruolo? C’è sempre uno che guida la narrazione, che inventa le ambientazioni e le vicende in cui i giocatori poi si muoveranno. Ecco lei è un master. Tesse l’intreccio come fosse la cosa più semplice del mondo, rendendo la tua lettura visiva. Ti scorre un film davanti, con cambi di scene e personaggi, cambi di punti di vista e prospettive, cosi repentini da far girare la testa. Gioca con i flashback e gli spostamenti temporali come se stesse spingendo un tasto della televisione. Non si vede la fatica. Solo in alcuni punti la narrazione sembra un pò forzata, ma nel complesso è scorrevole e avvincente.

Una nota dolente se la devo trovare sono i personaggi: piatti, poco sviluppati, giusto Danny, il protagonista comprende tutte le sfaccettature e ne esce interessante. Per il resto poca attenzione alla quantità di pedine sulla scena, e alla loro utilità. Martha, Mick, Ann, perfino la Baronessa non riesce ad essere approfondita a dovere, pur avendo un ruolo fondamentale nella narrazione. Tanti nomi, pochi volti, poche sfumature, poco interesse. Ma d’altronde se fosse stato tutto perfetto ne avrebbe vinto un’altro di pulitzer.

L’ambientazione e il genere inoltre secondo me non sono adatti al suo tipo di narrazione, un pò perchè non li considero molto interessanti, un pò perchè richiedono elementi e un’articolazione della trama che non può essere improvvisata. Leggerò “il tempo è un bastardo” e vi dirò se con un altro genere confermo la mia tesi.

Nel complesso è una narrazione piacevole, divertente, emozionante a tratti, e che rapisce. Un bel mix, che supera le debolezze con un’abilità nella narrazione che ritengo fuori dal comune. Leggerò altro al più presto di Jennifer Egan, ve lo assicuro e sono convinta che sarà una lettura positiva in egual misura.

 

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