NORWEGIAN WOOD (Haruki Murakami)

Norwegian Wood parla di Toru, che diviso tra due ragazze non può fare altro che decidere con chi stare. Questa la trama superficiale della storia. Tra le righe un mondo, il mondo che solo H.Murakami sa dipingere.

norwegian wood book cover

La storia è tutta li. Toru non sa chi scegliere. Naoko o Midori? Semplice e lineare. Se non fosse che dietro a questo dilemma adolescenziale c’è un mondo intero, difficile da decifrare perchè appartenente ad una cultura lontana dalla nostra eppure con personaggi che sono esattamente come noi, dei ragazzi come tutti siamo stati. E’ un mondo difficile da digerire perchè con la bravura che lo contraddistingue, Murakami sa tirare dei veri e propri pugni nello stomaco. Ho letto questo libro in maniera diversa dagli altri, perchè sapevo che questo autore andava digerito bene, e così ho preso appunti, e ve li scarico tutti qui, uno per uno, tentando di ripercorrere questa esperienza surreale, nel modo più logico e lineare possibile. Per cui ecco cosa mi ha colpito di Norwegian Wood:

Alla partenza o quasi, sappiamo che Toru ha purtroppo subito un lutto, la morte di un amico, che ha un pò stravolto la sua spensieratezza, per questo

– Toru per tutto il romanzo si deve misurare con i ricordi e con la morte.

Per quanto riguarda i RICORDI, lo invidio un pò: teme che il tempo, anzi sa che il tempo delineerà sempre meno i dettagli delle persone che tenta di riportare alla mente, ma ancora ha ben stampato il volto, la voce, le sembianze di chi ricorda. Io fatico a mettere a fuoco i volti delle persone che non ho più vicino o che non ci sono più.
E lui aggiunge però un particolare dannatamente vero:

per riempire il contenitore imperfetto che è la scrittura, servono ricordi imperfetti

Se i ricordi sono troppo perfetti non servono. Per chi di voi scrive quanto è vero? Ho provato a scrivere di ricordi recenti e mi annoiavo, era come se tentassi di fare un riassunto di un esame appena studiato e mi dicessi “uff questo lo so, questo lo so”. E’ quando il ricordo smussa i bordi che la realtà entra lentamente nella testa la fantasia, l’interesse per quanto vissuto. Non chiedetemi perchè, forse perchè in quel momento lo scrittore ha il via libera, e può romanzare più creare, invece che scrivere pedissequamente quanto accaduto.

Riguardo alla MORTE invece, Toru dice sempre una cosa verissima:

la morte non è l’opposto della vita, ma una sua parte integrante

Le sue riflessioni permeano tutto il racconto ed è notevole che un giovane ammetta candidamente – anche se non lo accetterà mai fino in fondo – che la morte esista non sia lo spauracchio ma permei la vita di tutti. Dice ancora “nel pieno della vita, tutto ruotava intorno alla morte” riferendosi alla sua di vita. Ma non da il senso macabro alla situazione, è la semplice normalità di un adolescente che sperimenta un dolore simile e lo rielabora a suo modo.

Non dovete pensarlo come un melenso romanzetto sulle crisi dei ragazzini, o meglio a tratti lo è anche, d’altronde di giovani sta parlando, ma è tutto il contorno quello che mi ha dato da pensare in questo racconto.

Mi piacciono i personaggi, come sono caratterizzati, come Murakami li rende veri e simili.

– Mi piace quando un personaggio si comporta come me,
o ha degli atteggiamenti che nel quotidiano ho anche io, mi fa sentire normale 🙂 O meglio, mi trasporta più facilmente all’interno del racconto. Toru per esempio:

  • si focalizza come me su minuscoli dettagli quando è in tram. Cerca di raccogliere dettagli dal paesaggio.
  • spesso mentre aspetta divide la stanza in parti più piccole. Io lo faccio con le parole, le divido in sillabe per passare il tempo in sala d’attesa in posta, o robe simili.
  • Toru dice candidamente che “ancora non capisco molte cose di me”. Lo dico sempre anche io.

IL personaggio di Naoko è difficile da decifrare se non superficialmente con l’epiteto di “ragazza con dei problemi”. E’ molto sensibile, molto fragile. La sua compagna di stanza Reiko ad un certo punto dice una cosa molto bella a Toru. Gli dice:

– mi sembri un ragazzo per bene, che sa aprire il suo cuore –

– e quando lo apro che succede? –

– si guarisce –

Dannatamente vero pure questo. E’ difficile ammettere che la diffidenza e la chiusura mentale e rispetto ai sentimenti porti insicurezze e difficoltà. E’ bella la metafora del cuore come malato, che guarisca quando si accetti di amare qualcuno. Molto poetica (troppo per il mio cuoricino romantico, ci è scappata una lacrimuccia)

Murakami ha una logica del racconto imbarazzante da quanto è lineare, eppure cosi d’impatto, trasparente, semplice eppure cosi potente. E’ affascinante leggerlo.

E’ quasi imbarazzante come riesca a portare sulla carta le scene più disparate e più difficili, ma anche più comuni e banali con una trasparenza una semplicità disarmante. Come anche un rapporto sessuale, riesce a descriverlo come un’adolescente lo penserebbe ma con una facilità e una scioltezza davvero stupefacente. Potrebbe raccontare di tutto, di qualsiasi cosa, anche di fisica quantistica e probabilmente la renderebbe accessibile a tutti quanti.

Non posso dirvi per chi tifassi, non posso svelare niente, perchè molti di voi forse non l’hanno letto, però lasciatemi dire che non sono contenta del finale e non solo del per come va a finire, ma proprio non mi è piaciuta la parte finale in toto, l’atteggiamento di Toru, il modo in cui ha scelto la ragazza che voleva, un pò di cose, che mi hanno proprio indispettita, il chè non può fare altro che confermare che odio e amore sono due sentimenti molto simili. Voglio dire che mi ha tenuta li a bisticciare per giorni, vuole dire che nel bene o nel male qualcosa mi ha lasciato.

Sono grata di averlo letto per secondo, tra i romanzi dell’autore, perchè avendo già sperimentato il suo stile con un lavoro minore ho potuto apprezzare questo lavoro secondo me non nelle sue corde, non facile da gestire. Se non avessi letto “L’arte di correre” probabilmente non mi sarebbe piaciuto tanto come mi è piaciuto.

Tocca a voi. Mi fate sapere che ne avete pensato?

S.

 

PS: Per chi non lo sapesse – tipo me – Norwegian Wood è una canzone dei Beatles

 

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