TRE CAMERE A MANHATTAN (Georges Simenon)

L’ho arraffato di corsa dallo scaffale per un pomeriggio in spiaggia che non era programmato. Aspettava da tempo, e mi ha convinto solo perchè era l’unico romanzo di Simenon che possedevo a non avere il buon Maigret come protagonista …

… non me ne vogliano, ma sono refrattaria a qualsiasi avventura investigativa che sia di Kay Scarpetta, Montalbano o Rex.  Per cui poco bastava a convincermi a sfogliarlo. L’ho potuta inserire in pieno tra le letture-lampo perchè ho impiegato poco più di una siesta post pranzo per ultimarlo, ma non altrettanto di diritto nelle letture da spiaggia – e che mi serva da lezione, così imparo a giudicare un libro dalla lunghezza – perchè al contrario delle mie aspettative mi ha lasciato addosso tanti interrogativi, anzi si può dire che mi abbia proprio turbata .

Non è per il modo di scrivere, che ho trovato scorrevole e attento a non far cadere l’attenzione, e nemmeno per i personaggi che nonostante facciano tutto per sembrarlo sono come tanti ma non anonimi. Credo invece che sia per il rumore irritante che fa la solitudine di Frank e Kay. E’ l’ingombrante presenza della necessità di un contatto umano, di avere qualcuno da aspettare, qualcuno da cui tornare la sera che si inserisce nelle ossa, che non permette di respirare, che non permette di pensare e decidere lucidamente.

All’improvviso, in una grigia New York una donna e un uomo che non si conoscono diventano indispensabili l’uno per l’altra e la corsa a non lasciarsi, a non perdersi per strada si fa sempre più affannosa, sempre più incomprensibile, sempre più sconvolgente. Alla fine del libro ti ritrovi a chiederti se questo possa considerarsi amore, ti trovi a domandarti quanto una persona possa scendere a compromessi per non rimanere sola. Alla fine del libro subisci un crollo emotivo, una botta di tristezza e amarezza che brucia un pò. Pensi al vero significato di quelle due paroline magiche che le coppie si scambiano a profusione e ti domandi quanti di loro sappiano realmente cosa stanno dicendo. Insomma, una bella letturina, proprio da ombrellone …

Questo romanzo nasce in pochi giorni e se ho letto bene Simenon all’epoca della stesura aveva appena incontrato quella che sarebbe diventata la sua seconda moglie. C’è chi dice che sia un romanzo autobiografico, ma se proprio fosse, il sentimento di angoscia mi colpisce maggiormente, rispetto al sentimento amoroso che in molti sembrano scorgere come tema principale del racconto. Autobiografico forse, storia romantica, proprio no. Voi che pensate?

S.

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Un pensiero su “TRE CAMERE A MANHATTAN (Georges Simenon)

  1. Ciao, Andrea piacere. Io devo ancora sbarcare in lunario. Appena lo faccio ti avviso. Comunque, questo libro l’ho in programma da leggere, ma adesso non trovo il tempo. Tu me lo consigli?

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