RECENSIONE: LA MISURA DELLA FELICITA’ (Gabrielle Zevin)

Ho scelto questo titolo perchè sentivo la necessità di riscoprirmi piano piano. Dopo un bruttissimo periodo che mi aveva irrimediabilmente allontanata dalla lettura, ho visto la luce in fondo al tunnel, in una mattina di pioggia, passando per caso davanti ad una libreria indipendente di quartiere. Sapevo bene che dopo mesi di fermo le letture siano quasi obbligatoriamente leggere. E così ho scelto la mia leggerezza preferita: un libro che parli di libri.

E devo dire che credo di aver scelto bene. Un libro deve curarti l’anima alle volte. Questo è quello che ha fatto La misura della felicità: ha presentato una storia semplice, da inguaribile sentimentale se vogliamo. Un libraio, una bambina, e storie infinite da raccontare, da far spuntare in ogni episodio che incontriamo, così, come un segnalibro che si sposti tra le pagine che leggiamo. Mi ha confortata, mi ha permesso di distrarmi, mi ha fatta sorridere.

Un libraio scorbutico si trova a doversi prendere cura di una piccola ragazzina curiosa. Un percorso che segue la crescita di Maya, e lo sviluppo della sua passione per la carta stampata. Maya viene consigliata e ispirata da A.J. che all’inizio di ogni capitolo inserisce consigli di lettura che anche il lettore si segna ben volentieri. E che anzi è forse l’appuntamento che ho aspettato di più durante la narrazione. Forse quello che mi è mancato in tanti mesi di lontananza dalle librerie: la fiducia che riponi in qualcuno che spende tante parole per esprimerti emozioni, belle cose, il tentativo di convincerti che se anche tu deciderai di fidarti dell’autore proverai lo stesso.

Chiudere gli occhi e lasciarsi guidare, permettere a qualcuno di scegliere per te, pur mantenendo il tuo gusto e il diritto di amare o odiare quanto proposto. Qualcosa di privato, di personale. Il bello di essere li a leggere i consigli di un padre che ama sua figlia più di ogni altra cosa, e che vuole per lei solo cose belle. E ancora il tentativo intrinseco di volersi spiegare tramite le parole, di permettere ad un’altra persona di ritrovarti in mezzo ad una storia, di scoprire qualcosa in più su di te, mettersi a nudo. Poetico a dire il vero.

Il libro di per sè non credo però contenga tutto questo materiale: sono più propensa a credere che la mia situazione attuale mi abbia portato a sentire qualcosa di forte anche in una storia nel suo piccolo piacevole ma non eccezionale. O forse alle volte si teme di dare troppa importanza ad un volume che sembri troppo poco. Ecco, questo è uno di quei volumi che sembra poco, e che a leggerlo però poi a me mi ha fatto questo effetto qui.

Vedete poi voi come volete considerarlo. Dategli una chance, se vi butta bene vi aiuta – come ha aiutato me – a riacquistare la possibilità di perdere l’equilibrio, di lasciarsi andare all’indietro, con la consapevolezza che ci sia una nuvola a raccogliervi senza farvi cadere. Quel bisogno di fluttuare, che qui ho risentito forte e chiaro.

Ma d’altronde se i libri fossero tutti uguali per tutti che noia sarebbe? Solo non caricate i miei consigli di troppe aspettative, quantomeno in questo periodo. Potrei non essere lucidissima nei giudizi 🙂

Sono ancora un pelino assente, ma con La Misura della Felicità, considero il mio percorso di lettura ufficialmente incominciato anche per questo 2016. E che la partenza tardiva si trasformi in un percorso eccezionale.

A tutti voi, buona lettura

S.

 

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