LA DONNA CHE SCRIVEVA RACCONTI (Lucia Berlin) |RECENSIONE

Ho scelto questo libro come prima delle LettureDgruppo perchè è scritto da una donna che sapeva il fatto suo e per l’8 marzo mi pareva giusto dare spazio al gentilsesso. La mia prima esperienza con una raccolta di racconti è andata cosi…

lettureDgruppo - Berlin Lucia
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E’ stata fin da subito una lettura non semplice perchè i 43 frammenti in cui il volume è suddiviso non sono dichiaratamente autobiografici. Il muto collegamento però, si sente forte e chiaro, così come il rimando continuo ad una storia, ad un filone unico, ad una sola vita, interpretata minuziosamente tramite vari “ciak”, dal sapore cinematografico.
Mi piace pensare che sia così, perchè se l’interpretazione fosse un’altra, ai miei occhi il libro perderebbe di interesse e riconfermerebbe questa difficoltà di lettura, ma come un grossolano errore di struttura.

Dunque, la prima nota su cui pongo l’attenzione è la somiglianza/discrepanza tra personaggi e storie, che sembrano spaccati di vita di persone qualunque, tutte diverse tra loro. Queste comparse hanno situazioni opposte, si trovano a dover affrontare ostacoli differenti, hanno nomi e volti che sembrano maschere che possano mutare ad ogni pagina; eppure non riescono a non evidenziarsi dei punti di incontro, che ci confondono un pò le idee. Per esempio, incontriamo più volte nel libro un sub affascinante: il personaggio femminile che racconta questi incontri cambia, ma la storia sembra congiungersi. E’ come se i nomi non fossero più importanti. Noi automaticamente ricolleghiamo quel personaggio tra gli episodi in cui compare, e la storia acquista un senso. Provate a pensare che dietro a tutte questa maschere femminili ci sia sempre lei. Provate a pensare che la sua vita sia stata incredibilmente piena di esperienze, di eventi e di difficoltà. Provate a prendere questi frammenti semplicemente come un suo diario personale. Io ho fatto cosi: ho trovato collegamenti tra storie che non sembravano avere nulla in comune e ho raccolto elementi, che mi hanno aiutata a capire chi è stata Lucia Berlin nella realtà, oppure a scoprire l’identikit del personaggio meglio inventato della storia. Poco importa dove stia la verità.  Leggete però con molta attenzione il racconto “punto di vista”. Nella mia lettura è stato rivelatorio: da quel frammento infatti, ho capito in che modo Lucia avesse raccontato la sua vita tramite i suoi piccoli brani. Anzi, forse io col senno di poi, partirei proprio da li.

Lucia racconta piccoli e grandi episodi con la stessa intensità, che vi arriva dritta in faccia come uno schiaffo. Se dovessi descrivervela a parole ne userei principalmente due. Squallore : come un odore fastidioso, mi arriva a zaffate la sua narrazione di episodi che presenta come normali, ma che di normale non hanno nulla – pensiamo per esempio ai racconti sulla famiglia e sulla sua infanzia. Eleganza: la compostezza che nonostante le tematiche la scrittrice mantiene nella narrazione è impressionante. Fa un “bagno di realtà”; quelle cose orrende fanno parte della sua vita: può disperarsi e ammazzarsi per lo squallore, i soprusi e le difficoltà che deve affrontare, oppure (la sua scelta) rendersi conto che la sua vita è quella, convivere con quello che le capita, al meglio che possa. Forse qualcuno di voi – come qualche mio compagno di lettura – penserà che sia stata una debole, che il non reagire non possa che essere la scelta sbagliata. Eppure lei è nata e cresciuta in un mondo che descrive con dovizia di particolari: nascerci dentro allo squallore, al dolore, all’abbandono, non è semplice da differenziare da altre vite. Crescere con la consapevolezza che quello sia il tuo destino non ti aiuterà certo a vedere il mondo da altre prospettive. E il fatto che sia sopravvissuta ad un brutto alcolismo nella vita vera, mi fa pensare che non fosse una donna così debole dopotutto. Non credete?

Certo, ci sono anche note dolenti. Ad esempio, concordo con chi pensa che la lettura non riesca a catturare sempre l’attenzione e che a tratti sia fastidiosa e noiosa. Episodi tosti sono accostati a frammenti di quotidiano di scarsa importanza apparente, ma se per chi li ha scritti sono tutti importanti, per chi li legge è innegabile ritenere alcuni pezzi altamente sorvolabili, anche perchè sono convinta che il libro varrebbe il prezzo speso anche con solo la metà dei brani contenuti.

Dal punto di vista strutturale continuo inoltre a preferire il romanzo alle raccolte di racconti. Queste ultime sono troppo brevi, troppo frammentate, e troppo dispersive. Forse sono adatte a chi può permettersi solo brevi sessioni di lettura. Ammetto però che questa raccolta sia anomala: la definirei un romanzo ancora in divenire e per questo non perfettamente lineare e nemmeno perfettamente sezionato in episodi diversi tanto da giustificarne una diversa definizione.

Peccato che Lucia Berlin non sia più in vita per darci la sua interpretazione di quello che è saltato fuori. Ma come capita sempre, il successo postumo è il più bastardo e allo stesso tempo quello che permette ai lettori maggiore libertà. Questa raccolta è come un quadro astratto contemporaneo postumo di artista anonimo: ognuno qui dentro ci veda un pò quello che vuole, ma che sia un’opera valida? Nessuno penso lo metterà in dubbio.

S.

photo: thanks to ilLibraio.it
link:  LettureDgruppo dedicato al libro

 

 

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