Recensione: DRACULA (Bram Stoker)

La mia lettura di Dracula nasce da un vecchio esame universitario, e non è la prima volta che devo ringraziare qualche professore per avermi fatto scoprire l’acqua calda. Perchè Dracula è stato scritto nel 1897 e chiaramente io sono arrivata un pò lunga…

… ma meglio tardi che mai. Dunque la storia di Dracula la sappiamo tutti? E invece no, credetemi. Cioè che ti morda il collo e si nutra di sangue sicuramente si. Ma lo sapevate che la maggior parte delle scene del romanzo non si svolgono in Transilvania bensì nella caotica Londra? E che il conte invece che la figura di un nobile signore finisca col farci la figura di un povero diavolo solo?

Intanto beccatevi quello che dice il sito Anobii come presentazione:

Dracula ha fornito l’archetipo alle numerose storie di vampiri che si sono succedute nella letteratura e nel cinema. Ispirato alle figure storiche del principe romeno Vlad II detto Dracul («il diavolo») e di suo figlio Vlad III, l’Impalatore, Dracula-Nosferatu (colui che non muore, il morto vivente) è un personaggio più che mai inquietante. Da queste pagine si sprigiona così una magia che giunge fino alle soglie dell’incubo. Dracula rappresenta infatti in modo del tutto originale l’eterna vicenda della lotta tra il Bene e il Male, sullo sfondo di una storia che scaturisce direttamente dall’inconscio e, come tale, parla in termini che si impongono immediatamente alla fantasia di ciascuno di noi, per entrare nei nostri sogni più spaventosi. Né bastano esorcismi razionalistici a toglierle l’irresistibile suggestione, la possente ossessività che la pervade.

Per avere l’età che ha è un romanzo che invecchia bene, che addirittura se vogliamo migliora col tempo. Perchè arrivare a quasi trent’anni senza averlo mai letto e scoprirlo durante l’estate del 2015 , quasi per caso, significa che un romanzo del genere porti con se una narrazione che sebbene poco lasci agli effetti speciali – nel 1897 che effetti speciali potrà mai avere – applica un’abilità di narrazione impressionante su un intreccio che è chiaramente fuori dal comune. Il racconto è in realtà un insieme di diari di più persone, di coloro che si sono posti l’obiettivo di distruggere il male, di annientare il conte. Il come questa compagnia si incontri ve lo lascio scoprire anche perchè almeno fino ai tre quarti del libro non è chiaro come tutti i componenti siano venuti a coinvolgersi in questa avventura. E anche ponendo l’attenzione sul Conte Dracula, non capiremo probabilmente se non verso la fine il suo piano diabolico. Imprevedibilitàmantenimento della tensione sono le principali caratteristiche di questo scrittore. E aggiungo al carico anche l’abilità di rendere un romanzo epistolare interessante, perchè spesso lettere e diari tendono a rallentare la narrazione e a renderla pesante e noiosa. Devo proprio ammetterlo, sono piacevolmente stupita dal mio livello di attenzione, che non è calato nemmeno quando la faccenda si è ingarbugliata. Mi sarei aspettata di sbuffare e di lanciare il volume in un remoto angolo dello scaffale, e invece sono rimasta li, attenta e concentrata, nell’attesa di carpire qualche dettaglio che mi riconducesse allo svolgimento dell’azione. I personaggi sono quasi evanescenti, non raccontano molto di loro, però li impariamo a conoscere attraverso i loro appunti, così come l’antagonista. Nosferatu è la scoperta più bella. Perchè il cattivo per eccellenza, il mito creato tra le pagine di questo libro, il topos più scontato della letteratura, in realtà è un antieroe sfaccettato e complesso.

Non amo gli horror, ma sono felice di aver letto il precursore di tutti i Twilight e Vampires Diaries del mondo, perchè a volte studiare le origini di un genere può aiutare a comprenderne meglio gli eredi. E non pensiate che sia antiquato e superato. Tzè. Dilettanti, inchinatevi dinnanzi al maestro del terrore. Da non leggere la sera prima di andare a dormire crea inquietudine. Per i temerari, almeno una piccola luce accesa, e poi non dite che non vi ho avvisati.

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