IL POSTO DI ANNIE ERNAUX? TRA I MIEI PREFERITI

Attenzione, questo libro contiene una storia potente. Annie Ernaux e “L’ORMA EDITORE” – che la pubblica – sono la testimonianza che da una piccola realtà, possono venire fuori grandi cose e grandi libri. Ecco a voi l’autrice e la Casa Editrice che considero RIVELAZIONI di questo Salone del Libro di Torino 2016.


logo.plainSTORIE SCOVATE PER CASO:

Vagavo senza meta al Salone del Libro di Torino, nauseata dall’ampiezza degli spazi espositivi delle grandi case editrici. Era il primo giorno ed ero un pò disorientata. Mi sono infilata in un corridoio a caso con piccoli corner e con meno folla. Quando ho incontrato “L’orma Edizione” mi sono quasi stupita: arredata come un vecchio studiolo, con copertine dai toni tenui, troneggiava questa piccola collezione di lavori, silenziosa e attraente. I ragazzi dello stand mi hanno introdotta con gentilezza nel mondo della loro casa editrice e mi hanno dato qualche consiglio di lettura. Annie Ernaux era tra quelli.

 


CHI E’ ANNIE ERNAUX?Annie Ernaux

Mi racconta il giovane che mi ha assistita al Salone, che Annie Ernaux ha avuto un insperato successo di critica e vendite; ne vanno molto fieri. Classe 1940, originaria della Normandia, è una scrittrice molto autobiografica. Con l’ultima uscita di qualche giorno fa (L’altra Figlia) diventano tre i romanzi pubblicati con L’orma Editore. Il rapporto con i genitori è solo uno delle tante tematiche che quest’autrice affronta nella sua produzione letteraria: per esempio, prende spunto dalla sua vita di madre e moglie, o da elementi importanti della sua persona, come la sua sessualità. Ha vinto una buona dose di premi importanti – come il premio Renaudot, proprio con Il posto –  ed è una delle scrittrici più amate da giovani intellettuali francesi e dagli studenti (almeno a quanto dice Wikipedia). Ah, e non da meno, l’Italia l’adora.


IL POSTO DI QUESTO ROMANZO:

Nonostante la sua brevità, ha creato in me sentimenti differenti. La Ernaux comincia dichiarando di aver scritto un romanzo per suo padre. Ora che è morto, sente il bisogno di fare pace con lui, di colmare una distanza che sembra insanabile. Un autore e un traduttore mai incontrati prima sono sempre da tarare, come un’auto nuova, e per me è stato un collaudo non semplice da subito, sia per lo stile che per il modo in cui il padre veniva presentato, in modo scarno e poco emozionante. Ho perfino guardato le valutazioni degli utenti di Anobii per capire se fossi la sola a trovarlo poco wow, o se qualcuno la vedesse come me. Distese di cinque stellette a perdita d’occhio. Ho pensato che la parte più importante dovesse ancora arrivare. La parte più importante arriva quando si dispiega davanti ai tuoi occhi una situazione familiare intima e difficile, che non puoi fare a meno di accogliere e condividere. Arriva quando l’impotenza e il senso di colpa, che permea tutta la narrazione, finisce per colpire anche te, che sei solo uno spettatore muto. E allora ben venga anche quel narrare così poco canonico! E ben venga una scrittrice che probabilmente voleva solo far pace con i propri demoni e che ha finito con lo smuovere quelli di tutti coloro che la leggono. Ho replicato le 5 stellette, ça va sans dire.

UN PADRE LONTANO…

Il padre inizialmente fatica a prendere forma, nonostante questo libro sia tutta un’impalcatura per presentarcelo. Dice la Ernaux, che vorrebbe costruire un ponte, quel legame che è mancato a loro. Ma di quel collegamento, neanche l’ombra. Ben presto intuisco che non sia un ponte realizzabile e che la potenza di questo romanzo stia tutta li. Sta tutto in quella impotente presa di coscienza che no, né padre né figlia avrebbero mai potuto capirsi. Lui è un uomo semplice, con alle spalle un infanzia dura e un età adulta scandita da enormi sacrifici e preoccupazioni. Lei si ritrova a desiderare di più, a volere altro. O forse ci è portata dal mondo nuovo in cui cresce. Che importa? L’importante è l’incomprensione naturale a cui questa realtà porti: inevitabile come la morte.

…CHE TENTA DI RISCATTARSI:

I figli dovrebbero sognare un futuro come quello delle persone che li hanno cresciuti. Non è così, però, per la piccola Annie. Non sono una madre, per cui non posso sapere cosa si provi a vedere il proprio figlio allontanarsi così tanto dal proprio modo di vivere. Ma per il padre della piccola Ernaux, si sente l’incapacità di comprendere fino in fondo ciò che sta accadendo. Come se la vita della sua famiglia potesse essere l’unica possibile, come se non conoscesse altro. E d’altronde non conosce altre prospettive con cui vedere il mondo.  Come può una giovane ragazza insegnare a lui? Mancanza di strumenti. Non mi spingo a chiamarlo “gap generazionale”, anche se sono certa si tratti di questo. Sarebbe un discorso generale e qui c’è il dolore di una famiglia in particolare: qui prende il nome Ernaux.

SCRIVERE COME VIENE FUORI:

Tra queste pagine, a quanto mi hanno detto allo stand de L’Orma Edizione, quasi certamente l’autrice ha maturato e perfezionato il suo particolare modo di scrivere. Scorrevole, semplice se vogliamo, con qualche scatto repentino: come se all’improvviso flash di vita, attimi e frammenti irrompessero nella trasmissione e ne disturbassero momentaneamente il segnale. Inizialmente disorientata, ho imparato ad accogliere queste vibrazioni, come una genuina Annie Ernaux che irrompe nella trama di un romanzo, che seppur autobiografico, la costringe a dover scegliere parole giuste, come anche lei dice apertamente durante la narrazione. Come se l’animo della narratrice avesse un motto emotivo, al ricordare qualche momento particolamente intenso.

MARCHETTE E FASCETTE:

Hanno parlato de Il posto in tantissimi. Ma nel retro di copertina è stampata, per la prima volta forse, una frase detta da un giornale (non me ne vogliano) che abbia senso e che non sappia di marchetta preconfezionata. Il New York Times, nello specifico, si domanda come possa essere possibile che l’arte, che abita in questo piccolo capolavoro, possa essere cosi semplice. Io posso dire con certezza, che non ne ho la più pallida idea, ma che mi piace. E spero tanto possa piacere anche a voi.

LEGGI QUESTO LIBRO SE:

Anche tu hai perso qualcuno. E soprattutto se questo qualcuno era un padre semplice, con cui hai vissuto anni di conflitti generazionali. Leggi questo libro per vedere le cose dal punto di vista di un genitore. Leggi questo libro se ti senti in colpa, se vorresti chiedere scusa ma non puoi, perché sai che non hai niente da rimproverarti in fondo. Leggi questo libro per darti pace.

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