IL MIO SALONE DEL LIBRO DI TORINO

Il Salone del Libro di Torino è un evento imperdibile per chiunque si professi accanito lettore, o appassionato del settore. I locali della vecchia Fiat situati a Lingotto hanno accolto una roba come più di 126.000 persone per 5 giorni intensi di eventi e incontri.

Descritto cosi, Il salone del Libro di Torino di quest’anno suona intenso eh? Bè lo è stato, non posso negarlo. La mia esperienza però, forse è stata più sobria di altre (sempre che sobrio sia il termine giusto per descriverla). Innanzi tutto io sono stata al Salone il giovedì, il venerdì, e la mattina del sabato. Ho volutamente saltato gli incontri di spicco del programma e interrotto prima la mia visita. Il perché è presto detto.

PERCHE’ SONO ANDATA AL SALONE?

Non avevo idea di quello che avrei incontrato a Lingotto durante questa fiera, e per qualcuno probabilmente mi sono persa i giorni migliori. Il Salone del Libro di Torino raccoglie sotto lo stesso tetto tutti gli editori italiani, dallo spillo al gigante. Era mia intenzione approfittarne per capire un po’ di cose e per rispondere a queste mie domande, devo dire che 2 giorni e mezzo sono stati più che sufficienti.

  • Innanzi tutto, come lettrice volevo farmi un’idea del panorama editoriale italiano.
  • Volevo ampliare i miei orizzonti e le mie preferenze riguardo alle case editrici presenti.
  • Volevo capire in che modo il mio blog potesse svilupparsi all’interno di questo mondo.
  • Volevo presenziare a qualche evento, che potesse essermi utile in entrambi gli ambiti.

COSA HO TROVATO AL SALONE?

Un format in parte sbagliato:

Non tanto l’apertura al pubblico – i comuni mortali che comprano i libri sono quelli che devono essere messi al centro della scena – quanto la concentrazione dei padiglioni sulla vendita dei volumi. Non parlo per tutti, e non sono mortalmente irritata. Chi era al Salone solo per comprare libri con un po’ di sconto, sarà rimasto deluso. Fino a lunedì niente sconti per la maggior parte, e solo qualche timido -20% su qualche stand di editori minori. La vendita diretta crea confusione, non è effettuata con gli strumenti giusti, e non aiuta chi è li per parlare con loro.

Le mie aree preferite:

Sono rimasta sbalordita dalla quantità di eventi disponibili, per ogni tipologia di lettore. Non ricordo più quale blog avesse pubblicato un articolo che proponeva 4 percorsi differenti da fare al salone, per 4 diverse tipologie di visitatori: quelli a caccia di autografi, quelli a caccia di libri, quelli a caccia di eventi e l’altro mi sfugge. Gli eventi erano adeguati a coprire tutte le tipologie possibili di utenti insomma. Per quanto mi riguarda ho amato gli incontri dell’area INCUBATORE e le conferenze dello spazio BOOK TO THE FUTURE: un pozzo di consigli validi per giovani imprenditori. Ho snobbato gli incontri principali: troppo caotici e poco specifici. Hanno vinto i piccoli angoli di confronto secondo me.

Stand egocentrici e piccole chicche:

I grandi non mi hanno stupita. Dall’impalcatura di monoliti della Newton, alle arene paradisiache di Gems e Mondadori group. Troppo, e troppo uguali. Ad esempio, quest’ultimo gruppo ha dimostrato sulla carta quanto promesso a parole: la fusione con RCS crea un bell’insieme definito, con case editrici che si fondono e  soprattutto che si confondono. Tutte uguali, tutti li nella corsia principale dei padiglioni. Non me ne vogliate. E’ che sono rimasta così colpita dalle piccole case editrici che esponevano quest’anno, che non so come spiegarvi lo scarso effetto che le grandi mi abbiano creato. Ho scoperto che il mondo dell’editoria, quella vera, è tutto nascosto dietro, all’ombra dei grandi nomi. Sono fiera di averlo scoperto, ho potuto conoscere persone interessanti, e collane che non hanno niente da invidiare ai fratelli con i soldi. Piccole chicche a forma di salotto, che invogliavano a sedersi e a discorrere, a chiedere ad informarsi.

Pochi cataloghi ma fatti bene:

Caro editore, il Salone del Libro è un affronto a Greenpeace e alla salvaguardia della foresta amazzonica. Me ne rendo perfettamente conto. Ciò non toglie che i cataloghi a me servano come l’aria. E con cataloghi non intendo un QR code striminzito che ti rimandi ad un elenco in ordine alfabetico, di titoli sterili che non mi dicono nulla. Ho bisogno di un catalogo ragionato, anche ragionato poco, ma che almeno mi parli di voi. Ho bisogno di capire come ragioniate, che collane abbiate pensato, come le abbiate strutturate, che meravigliosi lavori siano contenuti e di che parlino a grandi linee. Ho bisogno che mi guidiate all’interno del vostro mondo. Ottimo lavoro SUR, L’orma Editore, Baldini&Castoldi, Minimum Fax.

Adelphi, comprendo che il tuo non sia un catalogo ma un’enciclopedia. Non mi stupisco che quello ragionato costi, e pure caro, ma ho apprezzato molto il tuo feuilletton con i titoli usciti dei primi mesi dell’anno. Se continui così però mi metti in imbarazzo. Quello che tu produci in un mese io non lo leggo in una vita. Come la mettiamo?

Servizi e Staff:

Dal Salone del Libro mi aspettavo molto di più. Relatori ed espositori arrabbiati perché non venivano consegnati i cordoncini da attaccare al pass (eccheccavolo nemmeno il cordoncino). Quattro panchine piantate in mezzo ai padiglioni per una cosa come 126.000 persone. Leggermente pochi. Area ristoro che più che un bar sembrava una banca. 1,50 una bottiglietta d’acqua che piuttosto muori di sete, spaghetti collosi e tristi panini che costano quanto lo stand della Newton Compton. Ci sta che in fiera costi tutto un pelino di più, però così si esagera.

 

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