RECENSIONE: CHE N’E STATO DI TE BUZZ ALDRIN? (Johan Harstad)

“Un inno al non apparire che è una salutare provocazione in una società ossessionata dal protagonismo”. E un main character da pelle d’oca. Credete a me. Una chance a questo volume di Iperborea, please.

Una domenica, dopo aver visto il film di Steve Jobs (quello con Kate Winslet nel ruolo dell’assistente), ho chiamato il capo dicendogli ” io non voglio essere Kate. Io nella mia vita voglio essere Steve” Il giorno dopo è arrivato in ufficio con questo libro di Iperborea tra le mani. L’ho letto più per dispetto che non per reale voglia, perchè dalla frase del quarto di copertina che ho citato nel titolo, mi sembrava volesse prendermi in giro. E invece wow … WOW. Metto subito le mani avanti però, avverto che non piacerà a tutti.

LO SPECCHIO DI MATTIAS RIFLETTE LA REALTA’

No, dico sul serio non piacerà a tutti, perché il bello di questo romanzo non sta nella trama. Anzi, se vogliamo la trama è pure un pelo irritante: si basa sulla fuga, sul nascondere la testa sotto la sabbia, sul mimetizzarsi e sull’isolarsi. Non è un libro che possa portare il buon esempio. Non è di questi libri di cui ci piace parlare. Ma Mattias, oddio Mattias, che meraviglioso personaggio che è! La sua fragilità estrema, i suoi limiti e comportamenti sbagliati, quanta umanità contengono! Il bello di questo libro? E’ lo specchio che ti viene posto di fronte. Mattias è uguale a me, uguale a tanti. Mattias sceglie di non guardare la realtà, di non affrontarla. Mattias vive nel suo mondo dei mini pony, dove alle volte fa comodo scappare alle Faer Oer per qualche anno, o ai Caraibi per la vita.

ELOGIO DELLA DEBOLEZZA

Mattias è già particolare da Bambino. Nasce lo stesso giorno dello sbarco sulla luna dell’Apollo 11. Ma invece di Neil Armstrong come tutti i bambini, lui venera Buzz Aldrin, l’eterno secondo. Quello che non viene mai ricordato. Perchè nell’Apollo 11 c’era Neil Armstrong, e quell’altro. Ecco lui è quell altro. Anche Mattias è quell’altro di cui non si ricorda mai il nome, che i compagni si dimenticano di invitare alle feste. Mattias sa solo cantare, per il resto sembra un individuo inutile alla società. Eppure si impegna affinchè questa sua dote non venga messa mai in risalto. Il perchè lo spiega nella terza pagina del libro.

NON TUTTI VOGLIONO ESSERE AL CENTRO DELL’ATTENZIONE:

Non tutti vogliono dirigere un’azienda. Non tutti vogliono essere i più grandi campioni del paese o far parte di svariati consigli d’amministrazione, non tutti vogliono avere i migliori avvocati, non tutti vogliono aprire gli occhi ogni mattina sul trionfo o la rovina nei titoli di giornale. Qualcuno vuol essere la segretaria che resta fuori quando si chiudono le porte della riunione, qualcuno vuole guidare la macchina del capo anche il giorno di Pasqua, qualcuno vuole eseguire l’autopsia del quindicenne che si è suicidato una mattina di gennaio, e l’hanno ritrovato in acqua una settimana dopo. Qualcuno non vuole andare in tivù, alla radio, sui giornali. Qualcuno vuole vedere il film, non esserci dentro. Qualcuno vuol fare il pubblico. Qualcuno vuol essere una ruota dell’ingranaggio. Non perché è costretto, ma perché lo vuole. Una pura questione matematica.

HELLE E LE FAER OER

Quale evento potrebbe mai devastare un uomo così apparentemente sereno? Ovviamente l’amore. L’amore (o la sua assenza) può distruggere popoli, figuriamoci l’anima pure di un ragazzo difficile. E così dopo la fine della storia con la fidanzatina del liceo durata tanti anni, improvvisamente Mattias si ritrova in mezzo alla strada, nel pieno nulla delle Isole Faroe, senza una vaga idea del perchè si trovi li, del come, del quando ci sia arrivato. Ricorda solo che doveva fare il fonico al concerto di un amico. Ma sull’asfalto di quella strada deserta in quel posto isolato non sembra più cosi sicuro di niente.

MA IN FONDO CHE IMPORTA?

Che importa chi hai lasciato indietro, o chi ti ha lasciato andare? Che importa quale grande dolore hai dovuto sopportare? Troverai sempre il modo per evitare di pensarci, per allontanarti dal luogo o dalle persone che ti hanno fatto soffrire. Poco importa che sia una decisione saggia o che sia stupida e insensata. Mattias trova sul suo cammino persone che non giudicano il percorso che sta intraprendendo. Trova un sostegno, una birra e un sorriso, trova musica da ascoltare (anche se si tratta di una canzone sola messa in loop), trova persone altrettanto vere, ma altrettanto in fuga. Nessuno si preoccupa del fatto che le sue azioni non siano eticamente corrette, nessuno si frega di quello che “dovrebbe fare” per essere giusto. Apprezzano la sua essenza, la sua persona indipendentemente dalla realtà in cui si cala.

LO SPECCHIO COLPISCE TE E TU COLPISCI LO SPECCHIO:

Poco importa se la trama non riesce a reggere il confronto con dei personaggi così complessi e articolati. Poco importa se il finale delude. Un lettore su Anobii ha citato una frase che dice più o meno che “un buon libro si riconosce subito se , una volta terminato, ti sembra di aver perso un amico”. E a Mattias e EnneEnne e Anna e tutti gli altri, io mi ero un pò affezionata. Come fossi andata a vivere con loro. Sono un pò picchiatella pure io forse? Può essere. Ad ogni modo questo è quello che rende questo romanzo intenso e degno di far parte del panorama letterario e degno del successo che ha avuto. Perchè quel rapporto quasi di interdipendenza che si crea tra i ragazzi della grande Fabbrica ad un certo punto quasi ti entra dentro e ti stupisce: non sai più se sei tu che sei testimone delle loro vite, o se sono loro che testimoniano le tue vicende tramite queste pagine preziose.

Non male per un romanzetto norvegese no? A tutti quelli che alle volte scappano, o via, che spesso scappano, a quelli che amano le realtà parallele, a quelli cui la realtà ha fatto talmente male da essere evitata come la peste. Questo libro vi fa sentire un pò più compresi. Non ci si comporterà cosi. Però qualcuno vi capisce. E vive qui dentro. Anche se per finta, anche se non è reale. Ma d’altronde dicevamo, che poco importa della realtà no?

Buona lettura a chi avrà voglia di farsi un viaggio strano senza una meta precisa tra le pagine di questo piccolo grande libricino.

Vi lascio con qualche piccola citazione che mi ha rapito il cuore. Perchè un pò tutto questo libro in fondo parla in parte anche a me, soprattutto di me.

… il dono di EnneEnne era di interessarsi a quello che interessava le persone intorno a lei. Non si trattava di pura cortesia, voleva davvero scoprire cos’era a spingerci a fare quello che facevamo, credo, considerato che eravamo quello che facevamo; credo fosse il suo modo di far conoscenza, andare alla ricerca del fascino che gli altri, quelli che incontrava, provavano per le cose più diverse. Ho pensato spesso a quanto dovesse essere stancante, ma forse per lei non lo era….

… Disse che un autobus passa sempre, ma che molti non arrivano mai, o arrivano fuori orario, in anticipo o in ritardo, parlò di quando si prendono autobus a caso, percorrendo strade mai tentate prima e di come solo a volte si arriva dove si era diretti….

… La persona che ami è fatta per il 72,8% d’acqua e non piove da settimane…

S.

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