SOFIA SI VESTE SEMPRE DI NERO (Paolo Cognetti)

Schifosamente giovane questo Paolo Cognetti, e niente male. E’ il piccolo fiammiferaio della letteratura Italiana. Comincia a scrivere già adulto, senza una giovane insegnante di italiano che lo guidi, che lo ispiri. Fa tutto da solo. Anche vincere tutti i premi possibili per i suoi lavori. Lo odio. No, meglio: lo invidio a bestia.

Per quanto riguarda questo primo lavoro da me esaminato, posso definirlo “l’unico modo per farmi digerire un libro di racconti”, cioè con in romanzo mascherato da raccolta di racconti. Infatti tutta la narrazione e tutti i brani (10 in totale), ruotano attorno alla stessa famiglia, e in particolare al membro più giovane di essa, cioè la giovane Sofia.
Sofia è difficile da definire.
Potrei dire particolare, perchè non me la sento di dire problematica.
Problematica semmai è la sua vita: la seguiamo un pò a distanza, in punta di pagina. Cognetti ne sceglie alcuni episodi significativi, che ci rimandano l’immagine di una donna estremamente complessa e che, almeno da me, viene amata proprio per questo. Amata, capita, giustificata in toto.
Una storia forse banale, o meglio, una storia di difficoltà quotidiana chiaramente già vista, perchè fa parte del nostro bagaglio culturale: difficoltà coniugali, problemi di salute, brutte strade, ma anche difficoltà emotive etc. La differenza la fa lo stile.
Cognetti è un italiano atipico. Non so perchè ma mi sono convinta che tutti gli scrittori italiani, finiscano con il diventare boriosi, ci nascano direttamente. Di sicuro c’erano mille modi di raccontarla. Cognetti ne ha scelto uno in perfetta sintonia con il mio modo di essere/leggere. Vedi Paolo che ci incastriamo perfettamente? E’ uno stile che non si vede in giro, forse è stato contaminato dagli anni spesi dall’autore in America. Resta il fatto che questo è il plus che rende questo libro piacevole e il suo autore degno di nota.
Se proprio dovessi fare una critica, la farei alla protagonista.E’ una storia incentrata su un unico personaggio, che nella storia a volte viene soppiantata da personaggi secondari, e non sempre rimpianta. Ne è un esempio la meravigliosa digressione sul padre Roberto, sulla sua vita, sul suo lavoro, la sua creatività sommessa, la sua visione dell’amore. Molto meno la sua malattia, che è stata descritta giocoforza con lo stesso tono, che in quel punto mi è risultato indelicato.
Ad ogni modo con Roberto, non ho rimpianto Sofia. Anzi, in una scena di poco successiva, in cui la ragazza ricompariva e riprendeva l’attenzione su di se, in arrivo a casa dei genitori, mi sono proprio irritata. Ma d’altro canto anche questo dettaglio invasivo della protagonista, l’ha resa ancora più autentica.
In copertina la recensione diceva che Sofia alla fine faticosamente troverà la sua strada. A questo io aggiungerei, che a volte trovare la propria strada può anche solo significare di prendere coscienza del fatto di non averne una, fare pace con se stessa, e vivere con la calma di un’adulta che ha imparato a rispettare le sue fobie, manie, convinzioni, il suo essere. E in questo modo, si può permettere di guardare in faccia anche alle situazioni dalle quali prima scappava.
E se ci deve essere una morale, la possiamo vedere nel sottolinare come alla soluzione non ci si arrivi solo per una strada ma per mille altre, alcune condivisibili, altre meno. Sofia ha percorso una strada difficile, non sempre comprensibile, ma sua. E al risultato, forse, ci è arrivata lo stesso.
S.
Ps: PAOLO SPOSAMI

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...