SCRITTURA FESTIVAL: Incontro con Joel Dicker

Ho approfittato del festival ScrittuRA di Ravenna e ho partecipato all’incontro con Joel Dicker per la presentazione del suo nuovo romanzo” La scomparsa di Stephanie Mailer”. Avevo avuto opinioni contrastanti dopo la lettura del suo romanzo più importante “La verità sul caso Harry Quebert”, e volevo chiarirmi le idee.

Avevo scritto una recensione sul blog nel 2013 (la potete leggere qui) e la mia opinione è rimasta invariata nel tempo. Riconosco la bravura dell’autore nell’intreccio, ma all’epoca ne rimproveravo la mancanza di approfondimento. D’altronde con 700 pagine solo di vicende, ci mancava pure che facesse lunghe descrizioni interminabili. Il genere Thriller è essenziale. Gli unici elementi che servono sono i props per mantenere il lettore concentrato sulla scena. Così è strutturato Henry Quebert, e così sembra essere il nuovo lavoro.

Purtroppo le uniche informazioni che ho potuto raccimolare su questa nuova fatica sono state due indicazioni sulla trama:

Siamo nel 1994, in una città immaginaria dell’est degli Stati Uniti, Orphea. E’ sera e sta prendendo il via l’evento più importante del paese: un festival teatrale che attira l’attenzione di tutti I cittadini tranne di uno, un uomo che vaga per le strade deserte in cerca della moglie. Sembra scomparsa nel nulla. La troverà morta davanti alla casa del sindaco, trucidata insieme all’intera famiglia del primo uomo di Orphea. Venti anni dopo, si sta svolgendo la festa di pensionamento del poliziotto che all’epoca risolse il caso. Lo chiamano capitano 100% perché è famoso per aver risolto tutti i casi assegnati. Durante la festa, gli si avvicinerà una donna misteriosa, che rimetterà tutto in discussione.

Il resto della serata è stato impiegato per rimarcare l’entusiasmo per il lavoro precedente dell’autore.

MANOSCRITTI: LIBRI DENTRO I LIBRI

In ogni suo lavoro, come nell’ultimo, si trova quasi sempre un libro nel libro, una storia nella storia. Ha ammesso di avere una sorta di ossessione per i manoscritti,perché prima di pubblicare il suo successo più grande, fu respinto per anni dalle case editrici. Un percorso che ha in comune con ogni aspirante scrittore:

” Se scrivo una lista della spesa tutti pensano sognanti che sarà il mio nuovo capolavoro. Ma non faccio altro che fare quello che ho fatto negli ultimi 10 anni, solo che adesso se ne accorgono tutti. Non sono diverso da chiunque di voi li davanti a me”.

 

COME NASCE UN LIBRO DI JOEL:

Ogni romanzo ha una gestazione di due anni e mezzo. Scrive sempre molto, sostenendo che potrebbe sviluppare lo stesso libro per tutta la vita. Ma ammette che in fondo non ce la farebbe. Infatti si ferma quasi sempre alle 1500/1700 pagine, dalle quali comincia la scrematura.

” La scrittura è un gioco e i partecipanti siamo io e voi. Se non pubblicassi niente per tutta la vita il gioco finirebbe senza essere mai cominciato. E il gioco non è, se il libro avrà successo o meno, ma se i lettori capiranno il significato che volevo comunicare”

Per rendere meglio l’idea, ha raccontato che quando voleva fare l’attore, ad un provino gli chiesero di interpretare una parte molto triste. Alla fine della performance risero tutti, perché pensavano che il troppo pathos fosse una caricatura del personaggio. Dopo quella audizione decise che non aveva senso fare l’attore, se non riusciva a veicolare la giusta emozione al pubblico.

 

Per lui scrivere è un gioco e GIURA di non progettare gli intrecci prima di scriverli (ndr. non ci credo neanche se lo vedo).

 

L’ INCONTRO CON BERNARD DE FALLOIS E IL SUCCESSO:

Joel DIcker e Bernard de Fallois (fonte ouest France)

Non ci si è potuti non soffermare sul rapporto che legava l’autore al suo editore Bernard de Fallois, morto all’inizio dell’anno.

La casa editrice “Editions de Fallois” stava per chiudere al suo arrivo. Joel racconta, che un editore svizzero amico di Bernard era intenzionato a pubblicare il manoscritto. La sua prematura morte aveva costretto l’editore Francese a prendere in carico l’opera e a leggerla con attenzione, nonostante le iniziali reticenze.
All’epoca Bernard aveva 85 anni e Joel solo 25.
Nonostante la distanza di vedute e lo scarto anagrafico, si creò un legame che solo la morte dell’anziano editore ha potuto spezzare. Dicker pubblicò con Ed. Fallois il suo primo romanzo. Per scherzare dice:

“vendemmo 400 copie, e almeno 300 le comprò mia nonna”

Il secondo romanzo nel frattempo era stato ultimato ma Joel si rifiutava di pubblicarlo, forse per la delusione.
Fallois lo convinse e telefonò personalmente a tutti i librai francesi, per assicurarsi che leggessero il volume e che si convincessero che era un buon libro.

CHE COS’E IL SUCCESSO….?

“il successo è dato dal piacere di darsi totalmente ad un progetto, non tanto dai numeri e dalle vendite”.

A tal proposito, Dicker ha specificato che, prima di accettare la proposta di J.J.Arnaux per la serie tv ispirata a “La verità sul caso Henry Quebert”, aveva rifiutato più di 90 offerte. Non era importante quanti soldi la produzione avesse a disposizione, ma il successo, cioè il piacere nel farla insieme. E in J.J.Arnaux è convinto di aver trovato una persona in grado di capire perfettamente ciò che Joel ha voluto trasmettere, e rassicura i lettori che temono di perdere la realtà, che nel libro si sono immaginati:

” non ho descritto un particolare né del protagonista, né della sua casa. Non mi sono mai soffermato troppo sui dettagli, per permettere ai lettori di vedere in Marcus il loro Marcus. Certamente J.J.Arnaux dovrà scegliere un volto (ndr. quel gran figo di Patrick Dempsey) ma voi ritroverete tutto quello che avete immaginato, perché questa serie riesce a trasmettere la forza dei sentimenti e le emozioni in maniera cosi egregia, che andrete al di là delle immagini che troverete”

La serie uscirà per Ottobre 2018. I più fortunati hanno visto un’anteprima al Festival di Cannes.

ULTIMA DOMANDA: JOEL DICKER E’ CAMBIATO?

Joel riconosce una parte di consapevolezza dell’essere scrittore, che si è sviluppata, grazie al suo successo. D’altro canto, a promozione finita, quando le luci si spengono e l’autore si ritrova con un nuovo progetto letterario da iniziare, è nuovamente solo, al suo tavolo e per quei due anni e mezzo di produzione, il Joel Dicker di adesso resta lo stesso che era 10 anni fa: chino sulle sue pagine, pieno di dubbi, dimenticato da tutti.

***

Ogni scrittore di successo ci racconta la sua favola. Dobbiamo ricordarci però, che quello che alla fine resta è il libro. E questo, per quanto sia ben scritto, è di intrattenimento momentaneo e non mi ha lasciato niente. Purtroppo il nuovo romanzo appare esattamente come il precedente, e per questo motivo ho scelto di non leggerlo.

Voi? Vi ritrovate nelle mie parole?

S.

 

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