CHI SONO

Mi chiamo Simona, ho 32 anni e vivo in una cittadina di provincia, vicino a Bologna. Ho aperto questo blog come luogo di riflessione sulle mie letture tanti anni fa. Ho lasciato e ripreso mille volte, e altrettante mille lo rifarò. Perché sono incostante, e incoerente per una buona percentuale delle mie giornate. Non porto mai a termine le cose, rimando tutto a domani, o al giorno del mai, dove stanno le cose come la palestra, e l’abituarmi a mangiare il cavolfiore.

Dimentico sempre le chiavi di casa, e dove ho messo gli occhiali da sole (quasi sempre sulla mia testa).

Negli anni ho smesso di colpevolizzarmi perché non vivo della mia scrittura, evidentemente non è un granché e perché non riesco a considerare un blog come un lavoro, ma solo come un divertimento a tempo perso. Adoro parlare di libri, ma ho una vita molto piena : faccio la visual merchandiser e sto mettendo su casa (di nuovo). Sono al 4 trasloco, ma questo sento che sarà quello buono. Il fortunato 5. Tra pochi mesi diventerò l’orgogliosa zia di due splendide gemelline, Greta e Agnese, e non vedo l’ora di leggere per e con loro. Credo di essermi innamorata ma non lo do a vedere e seguo la linea del “negare sempre”.Tento di restare in equilibrio tra il mio bisogno di indipendenza e la mia voglia di abbandonarmi totalmente a qualcuno.  A lui per ora vado bene anche così.

Le storie che hanno fatto breccia nel mio cuore hanno tutte a che fare con le lancette dell’orologio: un amore che ha resistito all’erosione del tempo, una favola senza tempo, un’avventura di quelle che non se ne leggevano da tempo, + una lettera, di mia madre, che mi ha fatto uno scherzo e mi ha lasciata prima del tempo.

Sto attraversando una fervente fase minimalista che ha colpito anche la mia collezione di romanzi. Alcuni di voi potranno stupirsi, ma senza libri si vive meglio. Sono una meraviglia per gli occhi, ma in fondo, un ingombro per l’anima. Di più di 1000 libri che possedevo ne avrei salvati solo 10. Gli altri aspettano in cantina di essere liberati.

Li libero spesso, scrivo un biglietto, lo lascio nel volume, chiedo a chi li troverà, che ha intenzione di farsene, se lo regalerà a qualcuno o se lo leggerà. Chiedo opinioni e discuto animatamente di tutto, per tutto.

Io la vedo un po’ come una caccia al tesoro. I libri vanno letti. Punto. Vanno cercati al loro interno i concetti che ci serviranno per diventare le persone migliori che vogliamo essere. E poi vanno liberati. Devono servire ad altri per crescere.